Anno istituzione: 1993
Superficie: 192.565 ha
Provincia: Cosenza, Matera, Potenza
Comuni: Acquaformosa, Aieta, Alessandria
del Carretto, Belvedere Marittimo, Buonvicino, Castrovillari,
Cerchiara di Calabria, Civita, Francavilla Marittima, Frascineto,
Grisolia, Laino Borgo, Laino Castello, Lungro, Maierà, Morano Calabro,
Mormanno, Mottafollone, Orsomarso, Papasidero, Plataci, Praia
a Mare, San Basile, San Donato di Ninea, Sangineto, San Lorenzo
Bellizzi, San Sosti, Sant’Agata d’Esaro, Santa Domenica
Talao, Saracena, Tortora, Verbicaro.
Sede Via delle Frecce Tricolori, 6 – 85048
Rotonda (PZ)
Tel. 0973/669311 – Fax 0973/6678026
e-mail: ente@parcopollino.it
Web: www.parcopollino.it
Bagnato dalle
acque del Tirreno e dello Jonio, il Parco si estende per 192.565
ettari a cavallo tra la Basilicata e la Calabria, rappresentando
l’area protetta più estesa d’Italia.
Grazie alla varietà di ambienti e di paesaggi, da quelli
strettamente mediterranei a quelli alto montani del massiccio
montuoso calabro-lucano del Pollino e dell'Orsomarso, la flora del
Parco si distingue per la ricchezza delle specie presenti e per
la vegetazione diversificata in fasce altitudinali. Ciò che
contraddistingue, in particolare, la vegetazione montana del
Pollino è il pino loricato, relitto sopravvissuto
all'ultima glaciazione, che svetta imponente come emblema del
Parco, raggiungendo fino ai 900 anni di età, un’altezza
di 40 metri e un diametro di oltre un metro.
In riferimento alla fauna,
le montagne aspre e inaccessibili del parco hanno costituito
una protezione dal pericolo di estinzione di alcune specie
e rappresentano oggi un centro di diffusione per la ricolonizzazione
anche di altri territori. Tra le specie di maggior interesse
si annovera il lupo che, ridotto a cavallo degli anni ‘70 a poco più di
100 esemplari a causa della caccia (legale fino al 1971) e del
progressivo scarseggiare di prede, è qui sopravvissuto
grazie alla presenza di ambienti aspri e poco sfruttabili da
parte dell'uomo.
Il cervo e il capriolo, presenti in passato nell’area del
Parco, sono stati nel passato perseguitati fino alla scomparsa
del primo, avvenuta circa un secolo e mezzo fa, e alla quasi
estinzione del secondo. Un’area molto impervia estesa circa
26 mila ettari nota come "monti di Orsomarso",
ricoperta da estese foreste, è diventata più tardi
uno degli ultimi baluardi della sopravvivenza del capriolo diventato
famoso come il "capriolo di Orsomarso".
Ridotta oggi ad una piccola popolazione, ritenuta una delle poche
autoctone d’Italia, questa specie riveste una notevole
importanza ecologica per gli ecosistemi forestali del Parco,
in quanto preda dell’unico grande carnivoro terrestre rimasto
in questo territorio: il lupo.
La fauna annovera tra i Rettili due
specie minacciate: la testuggine palustre, piccola tartaruga
carnivora presente a quote eccezionalmente elevate per questa
specie, e la più nota testuggine
comune.
Riguardo ai Mammiferi, oltre al lupo,
vivono nel Parco il gatto selvatico, la martora, la puzzola e,
non ultima, la lontra, la cui presenza è stata rilevata
in diversi corsi d’acqua laddove esistono abbondanza di
prede e un buon grado di copertura vegetale delle sponde.
Per la sua notevole estensione e varietà di ambienti,
il Parco ospita diverse specie di uccelli Rapaci,
sia stanziali, che migratori, fra i quali l’aquila reale
che nidifica regolarmente nel territorio del Parco.
Fra i prodotti tipici si segnala la liquirizia,
la cui produzione calabrese soddisfa un quarto del fabbisogno
nazionale.
DA
NON PERDERE
- la Grotta-Riparo del Romito presso
Papasidero dove sono stati rinvenuti reperti risalenti al
Paleolitico Superiore e sono state ritrovate delle sepolture
ben conservate, costituite da resti scheletrici di individui
di bassa statura.
- I siti archeologici di Timpone della Motta, un
abitato indigeno preesistente all’arrivo dei coloni achei
che fonderanno Sibari nel 720 a.C e di Macchiabbate dove
si estende una necropoli che ha restituito ricchi corredi funerari.
- il Santuario della Madonna delle Armi,
nei pressi di Cerchiara di Calabria,costruito su una parete
rocciosa a partire dal 1440, dove si trovano ancora conservati
preziosi affreschi e la teca d’argento che conserva l’immagine
achiropita della Madonna delle Armi;
- la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli,aPapasidero,risalente
al Medioevo, che si affaccia a strapiombo sulle pareti del
fiume Lao;
- i Santuari della Madonna del Pettoruto a
San Sosti, edificato nel 1274 dai monaci dell’abbazia
di Acquaformosa e in seguito ricostruito dopo il terremoto
del 1783 e le Cappelle a Laino Borgo, con
quindici piccole cappelle affrescate con scene della vita di
Cristo.
- I Centri storici di Morano Calabro, dimora
di arte e di storia con numerose chiese; di Laino Castello,
antico borgo in posizione dominante sulla Valle del Lao, completamente
abbandonato in seguito ai terremoti dei primi anni ottanta;
di Orsomarso, con la caratteristica Torre
dell’Orologio costruita sulla roccia.
- I tradizionali mulini ad
acqua, alcuni ancora oggi ben conservati, come quello di “Ricchie Muzze”,
presso Francavilla sul Sinni e quelli costruiti tra il XIV
e il XVII sec. nei pressi di S. Severino, a Mezzana, che conservano
ancora le macine in pietra.
|